Short-story

di Andrea Batilla

Il telefono la sveglia con un trillo anonimo e fastidioso. Aspetta qualche minuto prima di accendere la luce. Appoggia i piedi sul pavimento freddo, procede verso il bagno. Si lava la faccia. Nello specchio vede un viso stanco con piccole rughe sottili vicino agli occhi e labbra secche. Dentro il bidet c’è una copia spiegazzata di Forbes con lei in copertina. Chiude gli occhi, li riapre, li chiude di nuovo. Stella entra nell’acqua della piscina senza rabbrividire, senza esitare. Lancia il corpo lungo la corsia centrale formando bracciate ritmiche, respirando a tempo, ruotando e sollevando la testa in una sequenza ininterrotta. Come ogni giorno, è arrivata per prima, esattamente alle sei e mezza. Fuori è ancora buio. La vasca è solo per lei. Dalle grandi vetrate si vede il parcheggio quasi vuoto, illuminato da grandi fari bianchi. Nella notte è caduta un’enorme quantità di neve, più di un metro, che forse sta rallentando il risveglio del mondo. Così, forse, rimarrà da sola più tempo. Dopo la decima vasca il respiro diventa regolare, dopo la ventesima i pensieri rallentano, dopo la trentesima Stella cade in uno stato di trasparenza, diventa di vetro, non trattiene più niente. Tutto scorre via come l’acqua intorno al suo corpo veloce. Sono mesi che non interrompe questo rito. Non si ferma prima di essere arrivata a contare fino a 100. È il suo modo di ristabilire il controllo totale sul suo corpo che infatti ubbidisce docile, elastico, potente. Alla vasca 42 è ancora sola. Il bagnino è concentrato sul suo cellulare e non si accorge che il corpo di Stella si è immerso, è scomparso dalla superficie quasi immobile della piscina e sta cadendo, lentamente, verso il fondo di piccole mattonelle azzurre. Scivola agile dentro un’apertura nella roccia. Vede una galleria stretta, lunga, tortuosa. Le pareti emanano una debole luminescenza azzurrina, come a indicarle la strada. Si infila dentro a cunicoli che sembrano accoglierla, avvolgerla, guidarla. Dall’altra parte c’è il mare. Non è più dentro una vasca di cemento riempita d’acqua. Nuota libera in un oceano che si muove, colorato, pieno di pesci, di alghe, di molluschi, di sabbia che vola, di correnti gelide e caldissime. Emerge alla luce accecante del sole, vicino a una lunga spiaggia di sabbia rosata come cipria. Cammina dentro una densa foresta di alberi, cespugli, erbe di ogni sorta. Più si spinge all’interno più l’odore vegetale, acuto e dolciastro, la risveglia. Un piccolo gruppo di violette, proprio sotto il tronco di una grande quercia, attira la sua attenzione. Non vede altri fiori. Intorno c’è solo vegetazione verde. Scivola vicino a quel viola intenso, affonda le mani aperte nell’erba fresca, chiude gli occhi e immagina di rovesciare intorno a lei quel colore così strano, come secchi di vernice. Vuole solo quell’esatto tono di viola sparpagliato sul verde. Apre gli occhi. Salvia, lavanda, allium, clematidi, glicine, agapanto, iris, lillà.. Il bosco, le radure, gli avvallamenti, i ruscelli sono bagnati del colore dell’ametista. Risplendono. Il bagnino smette di fissare lo schermo del telefono. Vede Stella uscire dall’acqua e avviarsi verso gli spogliatoi. Abbassa di nuovo lo sguardo vitreo e riprende a scorrere ininterrottamente il suo feed. La piscina è vuota. Il SUV di Stella sale faticosamente il lungo viale per arrivare a casa. La porta elettrica del garage si apre e lo lascia entrare. Scende dall’auto e i suoi piedi inciampano in qualcosa. Cade nel buio, in avanti, con tutto il peso del corpo. L’impatto con il cemento è duro, improvviso, spiacevole. Accende la luce e trova lunghi graffi sulle braccia. Sale le scale che portano in casa. Le mattonelle in ceramica verde del grande salone risplendono debolmente alla luce di una lampada che Stella lascia sempre accesa. C’è disordine ovunque. I fogli sul tavolo davanti al portatile, due valigie mezze piene abbandonate sul divano, bicchieri, piatti, bottiglie. E le piante. L’enorme Monstera Deliciosa, la Kentia, la Cycas Revoluta, i due Ficus e i due Pothos sono stati dimenticati, abbandonati. Secchi. Stella va in cucina. Riempie d’acqua un’insalatiera di acciaio. La appoggia vicino alle piante. Si inginocchia e immerge le mani dentro l’acqua gelida. Rimane immobile per un tempo infinito con le mani ferme, sempre più insensibili, finché il sole cala e poi, dopo molte ore, sorge di nuovo. Quando si alza, stremata, la sala è illuminata da una luce fredda, risplendente. Le foglie delle piante sono verdi, i rami integri, la terra appena umida. Stella le osserva. Chiude gli occhi, li riapre, li chiude di nuovo.
Respira.

Andrea Batilla

Nel corso della sua carriera professionale Andrea Batilla ha collaborato come designer e ricercatore tessile per alcuni tra i più importanti marchi del Made in Italy come Romeo Gigli, Trussardi, Aspesi, Cerruti, Les Copains, Bottega Veneta.
È stato per cinque anni direttore della scuola di moda dell’Istituto Europeo di Design di Milano stabilendo uno stretto rapporto di collaborazione con Franca Sozzani, direttore di Vogue Italia. In quel periodo ha creato la Piattaforma Sistema Formativo Moda, prima associazione italiana delle scuole di moda.

Dal 2009 al 2015 è stato co-direttore del semestrale PIZZA e del magazine online pizzadigitale.it. Nel 2017 ha scritto la sceneggiatura e seguito la produzione del documentario MARCELO BURLON – UNINVITED per la regia di Mattia Colombo.
Nel 2019 ha scritto INSTANT MODA per l’editore Gribaudo, una storia della moda a carattere divulgativo dalla Rivoluzione Francese ad oggi.
Nel 2021 ha pubblicato L’Alfabeto della Moda per Gribaudo, un’analisi delle dinamiche della moda contemporanea. Nel 2023 ha pubblicato Come Ti Vesti per Mondadori, un saggio sul significato storico e culturale del modo di vestire occidentale.

Si occupa di consulenza strategica per aziende del lusso per marchi internazionali. È investment consultant per il gruppo Mayhoola. Ha un profilo Instagram con più di 80.000 followers in cui si occupa di divulgazione e critica di moda.
Ha scritto per Domani, Dust Magazine, Il Corriere della Sera, Il Post.